RIVEDERSI A ROMA

La visita alla Collezione Hofelich del Cavaliere Romano

Paolo, il Cavaliere Romano, lo aveva profetizzato:
"Tornerai qui, almeno una volta all'anno."

Arena House

Questa volta decidiamo di restare due settimane a Roma. Ho riservato i voli con sei mesi di anticipo, mentre Paolo aveva prenotato il nostro albergo preferito nel cuore della città, sul Monte Celio, a due passi dal Colosseo. Quest' albergo, l'Arena-House, nella tranquilla via Marco Aurelio, ce lo aveva raccomandato la ragazza di nostro figlio. E questo piccolo hotel, a conduzione familiare, con solo 12 camere, fù un vero colpo di fortuna.

La finestra della nostra stanza si affaccia sul giardino vicino, che circonda un'antica e meravigliosa villa, ora occupata dai Carabinieri del Celio. Dall' altro lato dell'hotel c'e invece un Commissariato di Polizia. La video sorveglianza offre assoluta sicurezza ed il signor Vincenzo, il proprietario dell'hotel, ci assicura che possiamo lasciare aperte le finestre quando siamo in giro. Qui qualsiasi cosa sarebbe sicuro, come le riserve auree a Fort Knox.

Un carabiniere in pensione cura il giardino. Tutte le mattine recide qualche rosa. Poi toglie accuratamente tutte le spine, infila lo stelo in una lunga canna ed offre le rose alle donne affacciate alle finestre. Anch' io ne ho ricevute diverse. Siamo proprio arrivati in Italia, nel paese dei cavalieri :-).

Al momento del nostro arrivo Paolo è ancora in Francia. Per questo dobbiamo aver pazienza ed aspettare per vedere la sua collezione di Hofelich. Così intanto andiamo ai Musei Capitolini, al Museo Nazionale d'Arte Moderna, alla mostra di Modigliani nel Complesso del Vittoriano. E facciamo la coda per la mostra dell'anno; perché, proveniente da tutto il mondo, è presentata a Roma quasi l'intera opera omnia di Antonello da Messina.

Andiamo anche a trovare il nostro amico Massimo, un napoletano che vive a Roma da molti anni. Ci accompagna in macchina al mare, ad Ostia, a Torvaianica ed a Pomezia. E ci porta, infine, nel suo locale neapoletano per la cena, nel quartiere E.U.R. Lì regna un trambusto ed un baccano infernale. La maggioranza degli ospiti sono probabilmente napoletani che quì incontrano i loro amici e godono della loro cucina regionale. Questo anche Massimo me lo conferma. Ma il proprietario stressato ed il suo team non perdono la visione l' insieme, i piatti vengono serviti velocemente e sono davvero fantastici. Quando lasciamo il ristorante, la gente fa ancora la coda, perfino sul marciapiede, aspettando di poter entrare.

Via Appia Antica

Domenica ripetiamo la passeggiata notturna dell'anno scorso sulla via Appia Antica, ma questa volta di giorno. Di prima mattina fa caldo e sono contenta di aver indossato solo un leggero vestito estivo. Ma dovrò presto pentirmi di ciò, quando decidiamo di visitare le Catacombe di San Callisto. So bene che laggiù fa più fresco. Però, quando noto che qualche altro turista si prepara come ad una escursione in alta montagna, mi assale un po' di paura. Quanto più basso scendo in questo sistema dei passaggi sotterranei tanto più ho freddo. E spero che la visita guidata non durerà più dei preannunciati 45 minuti. Comunque, risaliti alla luce del giorno, mi riscaldo velocemente e, quando arriviamo all' imponente monumento sepolcrale di Caecilia Metella, lo choc di freddo è dimenticato. La vecchia strada consolare la domenica è chiusa al traffico dei non residenti. Quindi possiamo andare a passeggio sulle grandi pietre del lastricato romano. I ciclisti ed alcuni cavallerizzi preferiscono le banchine laterali sabbiose.

La Collezione romana di Hofelich

Il giorno dopo Paolo è tornato da Cherbourg. Celebriamo con una cena il nostro nuovo incontro, con lui e sua moglie Anna. Come dessert ho portato con me dalla Germania diversi tipi di biscotti, che Paolo intinge con voluttà nel suo bicchiere di vino, un dolce Vin Santo toscano. Paolo attribuisce un grande valore ai biscotti fatti in casa. Me lo ha scritto perfino nel mio elenco di feedback per le aste internet: "Non dimenticare i biscotti! Sono i migliori del web!" Così, in ogni paco di dipinti che gli mando a Roma, devo assolutamente infilare dentro anche dei biscotti. E a Natale dose extra; gli ho inviato dalla Germania la gamma completa dei prodotti, dai biscotti di anice alle stelline di cannella. A questo punto occorre che io chiarisca al lettore la relazione tra me, mio marito ed i biscotti.

Infatti dovete sapere che lui insegna a pasticcieri e panettieri, studenti della scuola professionale. Per un italiano la colazione contempla solo un cappuccino e un cornetto, quindi le deliziose creazioni di mio marito sono per Paolo semplicemente irresistibili. Sfortunatamente i biscotti sono troppo fugaci, per questo Paolo riceve anche qualcosa di durevole per la sua collezione. Ho scelto per lui due motivi alpini di Ludwig e Wilhelm Hofelich, quest'ultimo persino firmato e datato di suo pugno, una rarità per Wilhelm.

Finalmente, il giorno seguente, ci siamo. Durante la pausa di mezzogiorno Paolo viene a prenderci ed andiamo insieme alla sua nuova sede a sud di Roma. Sono un po' eccitata dalla prospettiva di poter rivedere i dipinti di Wilhelm Hofelich, dopo tanto tempo. Li ho venduti nel loro stato originale, non restaurati. Adesso sono curiosa di scoprire che effetto abbia provocato la pulizia e le cornici. Sono anche curiosa di vedere l'edificio che Paolo ha realizzato in base al suo progetto. Infatti mi aveva mandato solo qualche foto della fase finale della costruzione.

Infine arriviamo, i calcinacci sono spariti, il cortile ed i viali sono lastricati, il giardino è già rigoglioso. Un fresco colore verde-maggio dipinge il nuovo prato. Mi domando, come possa resistere alla calura dell' agosto romano. Ma Paolo e suo figlio Alessio hanno provveduto; hanno cercato e trovato l'acqua nel terreno ed hanno costruito un pozzo.

Al portone d'ingresso il mio sguardo va al bel logo dell'azienda, che già conosco dal sito web di Paolo. È un modellato con marmo policromo, un'opera d'arte di Gino Filippeschi, pittore e scultore di Montepulciano, amico di Paolo. Rappresenta la veduta dal basso del viadotto Favazzina, un ponte sull'autostrada A3, fra Salerno e Reggio Calabria, progettato di Riccardo Morandi, un ingegnere ed architetto eminente, che è stato eseguito dall'azienda di Paolo. Mi piace che il Cavaliere Romano abbia scelto proprio un ponte come logo della ditta, una grande, stupenda opera di ingegneria: arte e simbolo uniti.

Il rivedersi insieme ai quadri di Hofelich l'ho desiderato, ardentemente, da molto tempo. Paolo ci guida nell'interno e già nei corridoi scopro i primi dipinti di Hofelich. Sono stati modernamente incorniciati con legno di castagno chiaro, ognuno nelle sue misure, con vetro antiriflesso e perfettamente illuminati. Paolo li ha ordinati tematicamente: Ci sono vani con degli inverni suggestivi e questi motivi straordinari della brina, stanze con paesaggi d'alta montagna e dipinti del lago Starnberg, con degli alberi autunnali delle foreste intorno di Stoccarda, e poi prati primaverili con alberi in rigogliosa fioritura, dipinti di viaggi, soprattutto in Corsica, ma anche del mare del Nord. Per la prima volta vedo qualche opera di Hofelich che Paolo ha acquistato da un commerciante d'oggetti d'arte di Monaco, e sono contenta di riscoprire quelli che ho venduto ad un gallerista olandese prima di conoscere Paolo. Il Cavaliere Romano è riuscito a ricomprare sette dipinti.

I quadri monumentali sono appesi nella sala delle conferenze, dei paesaggi d'alta montagna. L'enorme dipinto delle Dolomiti, due volte piegato da uno zotico, che lo ha probabilmente voluto stipare per guadagnare spazio, l'ho lasciato a Paolo per un prezzo simbolico di 1,00 Euro. (Nota del mio "lettore": Grazie è stupendo! Il miglior affare della mia vita!). Lui non lo ha fatto restaurare e mi stupisco di come non mi disturbino per nulla queste due visibili piegature. Il dipinto, anche se maltrattato e tormentato, diffonde una grande dignità, le cicatrici non tolgono niente alla sua perfezione.

La visita di questa eccezzionale collezione privata di Hofelich termina nella stanza di Paolo. So che lì è appesso un capolavoro pieno di forza, il Grande Ghiacciaio, il mio quadro preferito e, presumo, anche il favorito di Paolo. È il dipinto centrale nella stanza, la domina, e dalla scrivania Paolo lo ha nel suo campo visivo. Mentre guardo il quadro, non sorge malinconia e neppure alcun pentimento per averlo venduto, anzi! Sono sinceramente contenta che sia lì con un amico, che lo ama ed apprezza. È il quadro di cui mi Paolo scrisse:"Ti prego, dimmi che lo potrò avere, lo appenderò nel mio nuovo ufficio e non lo rivenderò mai, tu lo potrai vedere in ogni momento." Mi viene in mente che anche un commerciante di Torino era interessato a questo dipinto. Lui avrebbe voluto venderlo, assieme a qualche altro dipinto alpino, durante i giochi olimpici, nella sua libreria d'antiquariato. Mentre mi stò cullando nei miei pensieri, ascolto la voce di Paolo: "Lo vorrai di ritorno?" L' espressione del suo volto è seria, capisco che non è una domanda scherzosa. Improvvisamente mi risveglio e gli rispondo subito: "non mi riesce d' immaginare un posto più bello per questo dipinto." Soprattutto sono felicissima di vedere un gran numero di opere di Wilhelm Hofelich lì, unite, e presentate piacevolmente. Sono convinta, che in questo momento stia vedendo la più grande collezione di dipinti di Wilhelm Hofelich di tutta Italia.

A differenza di suo padre Ludwig, Wilhelm non riusci a far accettare i suoi quadri nei musei, ma lì, in questa collezione privata a Roma, gran parte della sua eredità artistica ha trovato una vera patria.

Nell'Archivio Centrale dello Stato

"Avete voglia di vedere un'altra mostra?", ci domanda Paolo dopo pranzo. Sono contenta che lui non debba tornare subito in uffico, anche se temo che il tempo perso gli provocherà una lunghissima giornata lavorativa. Ma, fortunatamente, un Cavaliere Romano dei tempi moderni può sistemare tante cose col suo cellulare, e perciò non deve essere permanentemente alla sua scrivania.

Quando Paolo si ferma davanti all'Archivio Centrale nella zona EUR, vedo il ritratto ultradimensionale di Alcide De Gasperi appeso all'edificio.

C'è una mostra sull'ex Presidente del Consiglio con il titolo: Alcide De Gasperi - Un Europeo venuto dal futuro. L'esposizione è chiusa, probabilmente c'è bisogno di prenotare. Ma Paolo telefona e ci aprono. Il custode si dispiace che l'addetto alle luci ed ai video non sia qui, lui stesso non se ne intende. Anche se dobbiamo rinunciare alle riprese cinematografiche ed alle registrazioni dei suoni originali, la mostra è però lo stesso impressionante. C'è una gran quantità dei materiali fotografici ed anche dei documenti, e Paolo ci spiega con chiarezza i periodi più importanti nelle vita politica di suo nonno.

In seguito visitiamo, solo brevemente, in un altro caseggiato dell'archivio, l'esposizione "Città Metafisiche", una mostra fotografica della architettura italiana d'oltremare.

Poi ci diamo appuntamento per dopodomani, il 2 giugno. Perché nell'anniversario della fondazione della Repubblica italiana, quest'anno è il 60, tutti i negozi sono chiusi, anche l'azienda di Paolo. Ha tutta la giornata libera e ci propone di venire a prenderci in hotel e di fare una escursione in campagna, a Tivoli oppure ai colli Albani.

Tivoli e Castel Gandolfo

Da qualche giorno le corsie di via dei Fori Imperali, tra Piazza Venezia ed il Colosseo, sono chiuse al traffico. In preparazione della grande sfilata, per festa nazionale, stanno montando tribune e baldacchini. Il giorno seguente di mattina anche le strade laterali sono sbarrate. Paolo non riesce a passare e ci chiede ad andare fino alla stazione di Castro Pretorio. Andiamo alla stazione della metropolitana del Colosseo e troviamo che il cancello d'ingresso è chiuso, la stazione è fuori servizio. Prima di andare alla fermata successiva, domando per precauzione ad un soldato se è aperta la stazione Cavour. No, anche quella stazione è chiusa, la prima fermata possibile è Termini. Informo Paolo che andremo a piedi verso la stazione centrale. "Rimani in via Cavour, vi verrò incontro!", è la sua preghiera. Qualche minuto dopo intravediamo la sua macchina, possiamo metterci in cammino!

Fino a Tivoli sono solo circa 30 chilometri. Per la festa nazionale l'ingresso per villa Adriana è perfino gratuito. Proprio all'entrata c'è in un padiglione: una ricostruzione della piccola città-reggia, in stile ellenico-egiziano, che l'imperatore Adriano fece costruire nel II secolo. Dopo che ci siamo fatti una visione generale in base a questo modellino, cominciamo, attrezzati di audiofoni in lingua tedesca, il nostro giro sul terreno di ca. 40 ettari.

Sono particolarmente impressionata dal Canopus, una copia di un canale in Egitto. Le statue non sono originali, ma danno una idea di come magnifica era una volta questa costruzione. Anche il Teatro Marittimo mi fa sognare, ed i mosaici in bianco e nero del pavimento nella caserma della guardia sono davvero bellissimi. "Hai visto San Pietro?", domanda Paolo ed indica ad ovest, dove la cupola della basilica è ben visibile all'orizzonte. Durante la nostra passeggiata nell' esteso parco, Paolo ha colto un gran fascio di rucola selvatica, e mangiucchia costantemente una foglia. Preferisce quelle foglie piccole e piccanti alla più dolce rucola coltivata.

Di primo pomeriggio lasciamo Tivoli ed andiamo ai colli Albani. Durante la gita viene giù un nubifragio e viviamo un abbassamento della temperatura dai piacevoli 25C ai freschi 10C. Infine, quando arriviamo a Castel Gandolfo, piove ancora a catinelle. Così siamo costretti a rinunciare ad un giro e, scesi dalla macchina, ci rifugiamo in un ristorante, in cima al bordo del cratere del lago di Albano. La vista sul lago dal cratere e sulle montagne è, malgrado il brutto tempo, mozzafiato.

Ho ancora una sorpresa per Paolo. Troppo grande era l'oggetto rettangolare, impacchettato nella carta da regali, così non ho potuto nasconderglielo a lungo. Lo deve per forza aprire prima di mangiare, e i suoi occhi brillano come quelli di un bambino sotto l'albero di Natale.

Naturalmente c'è un quadro di Hofelich, un'opera giovanile di Wilhelm, un paesaggio del torrente, con un orizzonte chiaro e sereno. Paolo è entusiasta e stupito che abbia portato un terzo dipinto a Roma. "Ancora uno? Ma dove l'hai trovato?" "Nella mia valigia.", gli rispondo prontamente. "Per puro caso, vero?", lui ride ed è contento, e non ha idea che io abbia ancora un quarto quadro. Ma l'uno dopo l'altro .......

Proprio in questo bel ristorante, "La Panzanella da Bruno" al lago Albano, faccio anche una illuminante scoperta. Il Cavaliere Romano, con cui ho anche scambiato delle ricette di cucina, mi ha scritto che a lui piacciono tanto delle fave fresche. E precisamente in combinazione con il pecorino romano. Non amo il pecorino e le fave fresche non l'ho mai assaggiate. Purtroppo, dice Paolo, fresche le trovi solo durante il breve tempo della raccolta. Ma con un po' di fortuna le potremmo assaggiare, quando veniamo a Roma in maggio/giugno. E poi noi dobbiamo lasciarci convincere di come si completino a vicenda la dolce polpa del frutto delle fave ed il pecorino piccante.

Paolo chiede delle fave crude, ed infatti, ci sono. Sono scettica, non per le fave, che vorrei assaggiare in ogni caso; no, sono scettica per il pecorino, che detesto. Ecco, arriva "la specialità", fave fresche di colore verde chiaro ed il formaggio a bocconi, grandi come noci, guarniti piacevolmente su un "letto" di erbette selvatiche. Il pecorino ha un colore simile alla pergamena ed ha un aspetto totalmente diverso da quello che non mi piace e che avevo comperato in Germania. Le fave si devono prima sbucciare e poi mangiare assieme ad un pezzettino di formaggio pecorino. Hanno un buon sapore, tanto le fave quanto il pecorino. "Che pecorino avete lì in Germania, che l'hai disprezzato finora?", Paolo dice trionfalmente. Ma sono sicura di aver acquistato un pecorino italiano, probabilmente uno non ben stagionato. Perché quello che non mi piaceva era quasi bianco.

Ara Pacis Augustae ed il congedo dal costruttore di ponti

La sera prima del ritorno la trascorriamo con Anna e Paolo, come l'anno scorso, nel ristorante toscano "da Mario", vicino a Piazza di Spagna. Paolo viene "in divisa", come sottolinea il suo vestito versione "lavoro", direttamente dall'ufficio ed un po'in ritardo. Anna ha già ordinato gli antipasti, ed io ho avuto una buona occasione per nascondere sotto il tavolo il mio regalo d'addio per il Cavaliere Romano.

Ma dopo il secondo non resisto più, sono troppo curiosa di vedere il suo volto pieno di sorpresa. Tiro fuori il quadro nascosto e lo consegna ad un Paolo sbalordito. Sempre, quando il Cavaliere Romano apre dei regali, si trasforma in un bimbo, si rallegra enormemente e con questa sua gioia mi ricambia ancora di più di quanto lui abbia ricevuto. Il dipinto, una veduta della costa sud-ovest della Corsica, gli piace. È affascinato dal "punto di vista" del pittore, dal colore turchese del mare, dal bianco della roccia e dalle due agavi che si piegano verso il ripido pendio. Quando ho scelto quel motivo ero sicura dell' apprezzamento di Paolo, perché so bene quanto ama quest'isola. Ho avuto solo dei dubbi sulle misure. Ricordavo bene che Paolo mi aveva chiesto, una volta, se io avessi un dipinto marino di Wilhelm Hofelich, di misure ridotte, per la sua barca a vela. Il dipinto con la Corsica è di formato medio ma, nonostante ciò, potrà accompagnare il suo proprietario in mare.

Anche Paolo ha portato delle sorprese. Mio marito riceve, in memoria di un piccolo episodio carino, una bellissima cravatta. Infatti, al nostro primissimo incontro nel maggio 2005, mio marito mise la sua cravatta in tasca, invece di indossarla. Anche allora Paolo era venuto direttamente dall'uffico e si liberò lestamente della sua cravatta non appena notato che mio marito non ne indossava una. Ma la tirava fuori, come per armarsi in ogni eventualità. "No, ti prego, lasciala da parte, sono contento quando posso toglierla.", rispondeva allegramente il Cavaliere Romano, allora. Io, invece, ricevo un magnifico volume illustrato sulla città Roma: "Roma, Capitale dell'Arte", naturalmente in italiano. Le fantastiche fotografie patinate mi motivano a ritornare nella Città Eterna. Ed i testi, davvero non facili, mi inducono a frequentare anche in futuro i corsi d'italiano da Giovanni, il mio insegnante severo.

Dopo la cena dobbiamo dire addio ad Anna. Con la sua piccola Smart maneggevole, la macchina perfetta per i vicoli stretti e spigolosi di Roma, ha trovato un posteggio vicino al ristorante. La macchina di Paolo si trova sull'altra riva del Tevere. Vicino al ponte, lungo la stretta striscia fra via di Ripetta ed il Lungotevere in Augusta, la nostra passeggiata notturna passa accanto al nuovo museo dell'Ara Pacis. Mi fermo, totalmente affascinata, perché l'interno dell'edificio è illuminato e la facciata di vetro lascia libera la vista sull'Ara Pacis, con i suoi meravigliosi rilievi, quasi perfettamente conservati. Il museo, eseguito su progetto dell'architetto americano Richard Meier, inaugurato nella primavera del 2006, è ancora fonte la di discussioni e controversie. Fino al punto che qualche critico chiede perfino la demolizione dell'edificio. Anche a Paolo non piace il complesso, e ci spiega il perché.

Il museo precedente riproduceva idealmente, con grandi vetrate, l'edifico dove in antichità era l'Ara Pacis Augustea. Era piccolo e l'altare si poteva vedere, di giorno e di notte, da tutte le parti. Intorno c'era un passaggio per poter girare a piedi e quasi sembrava di poter toccare con la mano l'Ara. Meier, invece, ha costruito un grandissimo palazzo, con due parti chiuse. Sembra una stazione dei treni.

Non vuole essere frainteso, non è offeso per il fatto che il progetto è stato affidato ad un architetto straniero. Ma è solamente deluso dall'opera di Meier.

Quando arriviamo al Palazzo di Giustizia, dove è parcheggiato la macchina di Paolo, sento che vorrei rinviare l'addio. "Vogliamo fare un giretto in macchina? Dopo la pioggia l'aria è pulita, ed avremo certamente un panorama fantastico dal Gianicolo," lui propone. Così partiamo, come nell'anno precedente, verso il colle sulla riva destra del Tevere. Il Gianicolo mi sembra come una terrazza, e la vista notturna di Roma, luccicante ai nostri piedi, è quasi irreale. Dopo Paolo ci porta, per vie traverse del centro storico della sua città, all'Arena House.

L'addio non è facile, perché i giorni insieme sono stati leggeri, sereni e gaii, pieni di eventi e sorprese. Paolo ha dedicato a noi un grande parte del suo poco tempo, ci ha viziato e ci ha fatto regali. "Prometto che devo trovare il tempo per venire a trovarvi in Germania," lui giura.

E noi siamo convinti che ci riuscirà. Un uomo, che scava gallerie nelle montagne, che fa ponti sui fiumi e sulle valli quest'uomo è, per così dire, un specialista nel far incontrare la gente. Anche se solo per un fine settimana o poco più. Propongo il tempo d'Avvento, quando avrà luogo a Ludwigsburg una incantevole fiera natalizia barocca, unica nel suo genere in tutta la Germania. Inoltre sarà la stagione dei biscotti di Natale, consiglio. Questo fa ridere il Cavaliere, scaccia la crescente malinconia, lenisce anche il mio dolore per d'addio.

Monte Celio

Il giorno della partenza depositiamo il nostro bagaglio alla réception e facciamo un ultimo giro per il Celio. Il nostro cammino va attraverso roseti e parchi. Le mamme portano fuori i loro bimbi e, su un campo giochi, all'ombra di grandi alberi, scorrazzano i piccoli romani. Nel centro di una città di 3 milione di abitanti, qui così pacifica, tranquilla e verde! Osservo un giovane papà affettuoso che aiuta il suo bimbo a bere da una fontana. Poi provo io stessa a deviare il getto d'acqua in bocca, senza bagnarmi. Mio marito fotografa questa "prima". Qualche tempo dopo manderò la foto a Roma e raccoglierò un buffo commento da Paolo:

"Bella la fotografia, bello il gesto e il portamento, perfetto lo stile e la tecnica, da vera "romana". Le fontane di Roma sono felici di essere state provate da te e ti nominano "Bella Bevitrice Romana onoraria". .

Verso mezzogiorno ritiriamo il nostro bagaglio e andiamo con il metrò fino alla fermata Piramide, poi con l'autobus fino ad Ostiense e da lì, con il treno, al aeroporto di Fiumicino. Tutto corre liscio. Mio marito ha pianificato questo percorso per evitare i cammini infiniti all'interno della Stazione Termini. Perché le valigie pesano più di che al viaggio d'andata, infatti le scatole dei biscotti sono state sostituite con delle bottiglie. Paolo ci ha regalato un assortimento dei suoi vini più buoni, con delle etichette belle, create apposta dall'artista Gino Filippeschi. Mentre siamo in coda davanti allo sportello del check-in, suona il mio cellulare. Paolo ci augura un buono volo e rinnova la sua promessa di venire a trovarci. "Intanto ci scriviamo," lui dice. "Ogni giorno!", rispondo. E, in effetti, all'arrivo a casa trovo già una cara lettera da Roma nella mia cassetta di posta elettronica.

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Vorrei ringraziare di tutto cuore Paolo, Anna e Massimo per la loro straordinaria ospitalità, Paolo particolarmente per la sua altissima stima per l'arte di Wilhelm Hofelich; Vincenzo e Barbara per la loro gentile assistenza. Ma il più grande ringraziamento va a mio marito, per la sua compagnia e anche per alleviarmi spesso dello zaino pesante :-).

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In quanto alla versione italiana vorrei ringraziare Claudio e Paolo per la correzzione delle bozze.



06/02/2013

© 2004-2011 Gabriele Wittfeld