Finalmente Roma! "Accolta a braccia aperte"

Dedicato a Paolo ed Anna

Wilhelm Hofelich aveva visitato Roma già da giovane, come dimostra la cronaca di famiglia dell'anno 1914. A causa dell’intenso lavoro con l’eredità artistica di suo padre, Wilhelm aveva cominciato a dipingere fin dal 1903. Fu questo un motivo talmente forte da indurre Wilhelm a mettersi sulle tracce di suo padre verso sud?

Ölgemälde C'è un quadro di Wilhelm che raffigura un paesaggio, molto probabilmente nel Lazio. È rappresentato un acquedotto romano in un paese adagiato su una dolce collina, sullo sfondo c'è un lago rotondeggiante d’origine vulcanica, presumibilmente il Lago di Bracciano. Più d’ogni altra regione d'Italia, il Lazio era la meta preferita del viaggio degli artisti romantici del XIX secolo. Tutti i pittori tedeschi hanno avuto una particolare inclinazione e fonte d’ispirazione per il “viaggio in Italia”, così anche Ludwig Hofelich e, anni dopo, suo figlio Wilhelm. Purtroppo di Wilhelm Hofelich non ho nemmeno un quadro del periodo romano, nessun opera che potrei rintracciare. Tuttavia sentivo dentro di me anch'io la brama di andare a Roma. Da sempre!

Da quanto desideravo ardentemente visitare questa città! Ma rimandavo sempre il viaggio e preferivo altre destinazioni, persino molte lontane. Ma perché? Forse temevo che la Città Eterna potesse accecarmi con tutti i suoi tesori, oppure che dopo aver visto Roma non ci fosse più nulla di più meritevole?

Sapevo una cosa sola: in occasione del mio primo contatto con Roma volevo essere libera. Non volevo trotterellare dietro alla bandierina di una guida, in mezzo ad un gruppo rigidamente organizzato. No! Solo Roma, mio marito ed io! E viverla senza fretta. Per tutto ciò che sarebbe stato importante per noi, volevamo prenderci il tempo necessario.

Sì, ...tempo. Ma di quanto tempo necessita Roma? Anni... una vita intera forse non basta per conoscerla completamente. Ed io avevo racimolato per questa prima visita solo otto giorni. Ma volevo solo annusare, lasciare semplicemente che la città mi sfiorasse, sentire l'atmosfera e... ritornare, possibilmente una volta ogni anno, volevo avvicinarmi a Roma, a poco a poco.

La ragione per cui alla fine avevo realizzato il mio desiderio, dall' oggi al domani, era il mio cliente romano (dei quadri di Hofelich). Possiede la più vasta collezione dei quadri di Hofelich in tutta l'Italia e, nel corso del tempo, era diventato un mio caro amico attraverso la posta elettronica.

Quando gli ho scritto che avrei fatto, con il mio professore d'italiano, un’escursione ad Urbino ed in altri piccoli paesi nelle Marche, lui mi aveva risposto, un po' sfacciato e "capitolino" (cioè alla maniera di un abitante dei dintorni del Campidoglio, quel colle che i romani considerano il centro del mondo) sicuro di sé: “Là non c’è assolutamente nulla da visitare, quando verrai a Roma?” Lui ci aspettava ed ho prenotato i nostri voli il giorno stesso.

Era marzo 2005, di seguito con rapidità travolgente gli avvenimenti in Vaticano: Giovanni Paolo II moriva e Benedetto XVI era eletto. La fiumana dei pellegrini pareva non aver un fine. Di conseguenza non riuscivamo a trovare un albergo ancora libero. C'era la possibilità di trovare alloggio fuori città, ma volevo assolutamente alloggiare in centro, per così dire, nel cuore di Roma.

Dopo avevo ricevuto per due settimane solo risposte negative, cominciavo a diventare un po' nervosa ed alla fine decisi di chiedere aiuto a due amici collezionisti italiani. In quel momento il mio amico romano era in Giordania, ma aveva delegato alla sua segretaria la ricerca di un albergo in posizione centrale. Tutti mi inviavano delle mail, telefonavano e, finalmente, il collezionista di Torino, che va spesso a Roma per affari, trovava un hotel, piccolo e carino, vicino al Colosseo ed alla basilica di S.Giovanni in Laterano. Spuntava addirittura uno sconto e fermava la prenotazione, cosicché io non dovessi preoccuparmi di niente.

Già la sera dell’arrivo abbiamo avuto un invito a cena da Paolo, il collezionista romano dei quadri di Hofelich, ed Anna sua moglie. Lui è venuto a prenderci in albergo ed ha scelto, intenzionalmente, il percorso verso un ristorante vicino a Piazza di Spagna, affinché scendessimo la Scalinata di Trinità dei Monti.

Era l’imbrunire, sui gradini, ancora caldi dal sole del giorno, l'immagine familiare, spesso vista: i turisti ed i romani, brusio di voci internazionali, ai piedi della scala, la bella Fontana della Barcaccia di Pietro Bernini, il padre del geniale Gianlorenzo Bernini.

Avevo scritto a Paolo che Goethe, quando arrivò per la prima volta a Roma, il 29 settembre 1786, passò esattamente per quella via Flaminia sulla riva del Tevere, dove lo stesso Paolo aveva il suo l'ufficio, ed entrò in città attraverso la Porta del Popolo. Il poeta definì questa sua entrata come una sua seconda nascita. Ricordavo che questa storia aveva immensamente entusiasmato Paolo. Ah sì, sulla facciata di una casa in via del Corso , una lapide ricorda ancora oggi il soggiorno del grande poeta tedesco nella Città Eterna.

Ora, quell' 19 maggio 2005, Paolo inscenò la nostra entrata nella “città eterna” dalla famosa scala e questo atto fù certamente non meno impressionante della reincarnazione del nostro principe poeta Goethe e per me rimarrà indimenticabile.

Dopo una squisita cena in un ristorante toscano a conduzione familiare (Ristorante "da Mario", via della Vite 55/56), che posso raccomandare a tutti i turisti che vengono a Roma, Paolo cominciava con noi un lungo giro notturno della città. Andavamo in macchina per i belvederi sulle colline, da dove si gode una vista sulla città che mozza il fiato. Alla prime luci dell’alba ci riportò in albergo, muniti dei consigli pratici per i nostri prossimi giri di esplorazione. Lui stesso sarebbe rimasto fuori città per qualche giorno, cosicché potevamo rivederci non prima della fine del nostro soggiorno.

Adesso voglio evitare di elencare tutte le meraviglie che a Roma si dovrebbero visitare. Ci sono innumerevoli libri sulla Città Eterna, scritti dai persone capaci, che hanno trascorso immenso tempo a Roma, che hanno vissuto qui per anni e che si sono veramente dedicati alla città. La mia prima visita era solamente di otto giorni, ma sufficienti per cedere al fascino di Roma, come una moltitudine di altri visitatori. Non voglio sembrare esuberante, ma vorrei affermare che mi sono prorio innamorata della città. In effetti il termine "innamorarsi" è il concetto giusto; perché un innamorato è incline a vedere tutto rosa e fiori e le cose fastidiose le ignora generosamente. Certamente anche a Roma ci sono dei brutti quartieri di periferia e delle zone industriali monotone. Ma io non sono stata là e mi sono concentrata esclusivamente su Roma antica, … quella è irresistibilmente bella ...da perdere la testa!

Da mattina a sera siamo stati in giro all'interno delle Mura Aureliane, a piedi. È davvero possibile esplorare il cuore di Roma andando a piedi. Nel vecchio nucleo cittadino si trova tutto l'uno vicino all'altro: cattedrali, sontuosi palazzi, piazze meravigliose, statue di marmo ed obelischi, archi trionfali, fontane magnifiche. Non potevo stancarmi di guardare, dovunque io vedessi, ogni angolatura era occasione per fotografare. Ero arrivata qui con delle alte aspettative, ma Roma le ha superata tutte... e di molto!

Mi stupivo che la città assolutamente non mi stancasse. Di solito tornavamo all'hotel verso le sette, una doccia, ci rivestivamo e di nuovo in cammino, per andare a cenare a Trastevere oppure nel centro antico. Anche se eravamo stranieri non abbiamo mai ricevuto bidonate Istintivamente ci sentivamo attratti dai ristoranti che presumevamo romani o, per lo meno italiani. Ed ovunque ci fermassimo a mangiare, il personale di servizio era gentile ed il cibo era buono. Il mio sforzo di parlare l'italiano è stato onorato, malgrado le mie carenze.

Prima di tornare in hotel, a tarda notte, prendevamo rapidamente un ultimo espresso in un bar sempre aperto, vicino a Porta Maggiore. La gracile barista, pallida ed in apparenza sempre stanca, vestita come i suoi colleghi in divisa col berretto poggiato di traverso in testa, spingeva spontaneamente le tazzine sul banco come se fossimo clienti abituali.

Dopo dormivamo bene e profondamente. Persino il rumore del traffico non disturbava il nostro sonno notturno. Ho ancora negli orecchi il tipico rumore delle macchine che sfrecciamo sui sanpietrini.

Il giorno dopo ci buttavamo nelle ormai familiari gole dei vicoli della zona a traffico limitato del centro. Chi può credere che questa città abbia tre milioni di abitanti? Qualche viuzza in cui passeggiavamo ci sembrava quasi provinciale. Quelle facciate dipinte a caldi colori, ocra, arancione e rosso! Qui cortili interni, belli e rigogliosi, che noi spiavamo dai portoni! Poi quei piccoli negozi, somiglianti ai nostri negozietti all'angolo oggi quasi estinti. A Roma c'erano ancora! Lì si è serviti sul banco di vendita ed è possibile che il bottegaio ti imbottisca un panino al salame o al formaggio o che ti lavi perfino le mele!

Però non potevamo fare a meno di sbrigare un pressante programma: dai Musei Vaticani, e poi Villa Borghese con i suoi immensi tesori, quindi una mostra su Eduard Munch, che aveva luogo in quei giorni all'altare della Patria (Monumento a Vittorio Emanuele II). Naturalmente visitavamo le Basiliche patriarcali e ci spingevamo con migliaia di altri visitatori nel Colosseo.

Das Pantheon faszinierte mich besonders, dieser gewaltige, ästhetische Kuppelbau. Ich hatte es mir im Inneren schummrig vorgestellt, wusste ich doch, dass es als einzige Lichtquelle lediglich eine Öffnung in der Decke gibt. Aber es war dort überhaupt nicht dunkel. Die Restaurierung war nahezu abgeschlossen, Raffaels Grab jedoch noch verhüllt von Abdeckplanen.

Il Pantheon, quest' edificio a cupola, enorme ed estatico, mi affascinava particolarmente. L’avevo immaginato crepuscolare all'interno, perché sapevo che c'era una sola sorgente luminosa, una apertura al centro della cupola. Ma lì non era affatto buio! Il restaurauro era quasi finito. La tomba di Raffaello Sanzio era però ancora coperta dai teloni di copertura.

Le nostre passeggiate sul Paladino sono tra i miei ricordi più belli. Lì, sorprendentemente, non c'era nessuna ressa. Sedersi su un blocco di marmo, all'ombra di un pino ad ombrello, guardando le rovine e tra queste l'erbacce ed il rosso papavero selvatico. Chi si può sottrarre a questa bellezza?

Tre giorni prima di partire ho scoperto per puro caso in un piccolo negozio orafo di via Cavour, vicino al Colosseo, il "mio" souvenir di Roma. Era una collana d'oro, affascinante e bella nella sua semplicità classica, una copia di una collana romana antica. Gli orafi romani hanno preso spunto dai gioielli che furono scoperti durante i lavori per la galleria della metropolitana. Questa collana aveva un raffinato fermaglio con incastonata una moneta romana di bronzo. Purtroppo, non era visibile il prezzo.

Entrammo nell’ elegante negozietto non senza ansia per la nuova situazione. Ed infatti il prezzo era alto. L'orafo mi spiegava che il gioiello è un esemplare unico, e che lui in genere produce solo esemplari esclusivi. Oh, ma questo non mi convinse completamente. Un’altra cosa mi colpì subito: il profilo sulla moneta era dell'imperatore Costantino. A nostro figlio abbiamo dato il nome Costantino; non solo perché fu il primo imperatore cristiano dell'impero romano, ma per la musicalità del nome e perché mi piace il significato: il costante. Ho detto all'orafo: “ci penserò”. Ma uscendo dal negozio sapevo già chiaramente che avrei comprato quella collana. Mio marito cercava di persuadermi. Inoltre era imminente il mio compleanno, perciò il ricordino del mio primo soggiorno a Roma doveva essere un po' “ricco”. Il giorno dopo sono tornata, ho negoziato un po' e comprato il bel pezzo.

Il giorno prima della nostra partenza, Paolo ed Anna sono tornati da Siena ed abbiamo passato la sera insieme ancora al ristorante "da Mario". Raccontavamo delle nostre esplorazioni e Paolo non potè fare a meno di alludere al mio soggiorno, secondo lui di basso profilo, nelle Marche. Diceva che la sua città ha veramente molto di più da offrire rispetto a Rimini. Ovviamente quale città potrebbe misurarsi con Roma? Ma io non sono stata mai a Rimini, quindi non potrei permettermi un giudizio.

Per via della nostra intensa corrispondenza epistolare, Paolo sapeva, che io avevo da tempo un desiderio, che a lui sembrava un po' strano: volevo andare a fare una lunga passeggiata all'alba sulla via Appia Antica. Un sogno cullato fin da giovane. Forse sono stata influenzata dai film del Neorealismo italiano che non potevo stancarmi di guardare e che anche oggi amo. No, ho dovuto ammettere di non aver realizzato questa passeggiata mattutina sulla via Appia. Avrebbe dovuto essere una domenica, perché solo in quel giorno la strada più famosa di Roma è chiusa al traffico. Invece ho accompagnato mio marito, che è un appassionato dei mercati delle pulci, di buon mattino a Porta Portese a Trastevere. Qui ogni domenica c’è un grande mercato delle pulci. Ma questo mercato è stata una delusione cocente! Le merci in vendita erano per lo più delle cianfrusaglie, robaccia dall'Estremo Oriente, plagi di designer italiani, ciarpame! Solo pochi banchi di vendita erano interessanti, si trovavano libri, incisioni su rame e quadri. Perciò siamo andati via dopo poco da quella terribile ressa. A Trastevere, e di buon mattino, abbiamo partecipato all'Eucaristia nella chiesa di "Santa Maria in Trastevere"; per noi protestanti una "esperienza" particolare.

Ma, finché non fossi stata nell'aereo di ritorno, non è sarebbe stato troppo tardi per la via Appia. Non potevo prevedere che cosa avesse in programma Paolo. Ma dopo cena ci invitò di nuovo per un giro della città. "Non ti avevo detto che saresti ritornata ogni anno, dopo che fossi stata qui la prima volta?" lui disse trionfalmente, quando si accorse del mio stupore e sorpresa mentre mi mostrava una zona del centro storico che non avevo ancora visitato. Sì, ci sono infinite cose da vedere e da ammirare. La nostra guida interrompeva spesso la corsa in auto per intraprendere piccole passeggiate a piedi. Mezzanotte era già passata da molto tempo, Piazza del Campidoglio si dispiegava davanti a noi quasi deserta. L'atmosfera era completamente diversa rispetto al giorno. Noi quattro scendevamo la cordonata; per un istante la grande scalinata di Michelangelo ci pareva esistere per noi soltanto. Persino il romano, che aveva percorso quella scalinata moltissime volte di giorno e di notte, percepiva una atmosfera particolare, "Indimenticabile, vero?"

Poi ci siamo diretti verso la via Appia Antica: Paolo ci porta verso una pezzo della via con ancora l’antico selciato romano e che giudica degno di essere percorso. Sembrava preoccupato che io restassi delusa dal sogno che si avverava di essere "Regina dell’Appia antica” così come mi ero romanticamente immaginata da piccola. E di nuovo niente traffico, nessun altro pedone. Non so per quanto tempo abbiamo percorso questa strada, perché ci siamo immersi nelle nostre conversazioni, Anna ed io, Paolo e mio marito. I muri, i giardini e le lapidi tombali erano nella totale oscurità. A causa della scarsa illuminazione stradale dovevamo essere prudenti nel cammino. Alla fine di quella passeggiata notturna rimasero nella mia memoria solo le nostre conversazioni, e della via Appia soprattutto il lastricato romano grande ed irregolare. Ad un certo punto, verso l’albeggiare, Paolo ci disse scherzando: "Spero tu non voglia andare fino a Brindisi, oggi, vero?". Perché io avrei continuato ancora per ore ed ore. Dopo una settimana di esplorazione a Roma sono allenata e non sento alcuna stanchezza.

Il nostro volo di ritorno era programmato per il pomeriggio, così avemmo ancora tempo di visitare la Basilica Santa Maria Maggiore, vicino al nostro albergo. Lì, il pavimento in marmo ad intarsio è quasi più bello del quello del S. Pietro. Anche il soffitto a cassettoni dorati è notevole. Sul lato destro dell'altare si trova la tomba del grande Bernini.

Verso mezzogiorno giunse il tempo dell’addio. Alla Stazione Termini in attesa dell’autobus per l’aeroporto, suona il mio cellulare. Era Paolo per auguraci un buon viaggio, "Il prossimo anno ritornerete?"

Non avevamo lanciato la moneta nella Fontana di Trevi, ma i nostri voli sono già riservati.

Ende / Fine

Vorrei ringraziare Paolo ed Anna per l'accoglienza calorosa nella loro città; la Signora Collalti, Claudio e Stefano per il loro impegno riguardo alla camera d'albergo, Rainer per la sua foto del quadro del Lazio ed infine mio marito per la sua insostituibile compagnia durante questo giro di esplorazione indimenticabile in una città meravigliosa.

Correzione delle bozze della mia traduzione italiana: Claudio Nodari e Paolo Catti De Gasperi



06/02/2013

© 2004-2011 Gabriele Wittfeld